Torino - Auditorium RAI
Martedì 4 maggio, ore 21:00

Genova - Teatro della Corte
Giovedì 6 maggio, ore 20:30
Venerdì 7 maggio, ore 20:30
Sabato 8 maggio, ore 20:30
Domenica 9 maggio, ore 16:00

ACOUSTIC NIGHT 10
Il decennale

Beppe Gambetta
Bruce Molsky
Patty Larkin
Darrell Scott
Mike Marshall
Tony McManus

 

 

 

CINEMAETEATRO.COM

di Mattia Meirana
 

In 10 anni di Acoustic Night Beppe Gambetta ha portato a Genova circa 30 musicisti di ogni genere e attirato centinaia di spettatori da tutta Italia e dal mondo (anche dalla Russia, come lui stesso racconta). Creare un amalgama eterogeneo di suoni e culture è sempre stato il suo obiettivo, mai mancato, e questo importante decennale (durato dal 6 al 9 Maggio) ne rispecchia più che mai lo spirito e l’intento presentando, a differenza degli altri anni, artisti già conosciuti nelle scorse edizioni, reputati come i più rappresentativi, e una notevole varietà di strumenti (le prime 7 edizioni erano dedicate esclusivamente alla chitarra acustica). Il primo a salire sul palco è lo scozzese Tony McManus, virtuoso chitarrista già visto come componente dei Men of Steel nella terza e sesta edizione, che con un soffice fingerpicking porta la musica celtica sul palco del Teatro della Corte in una veste rinnovata ma sempre evocativa. Il violino di Bruce Molsky ripercorre la musica della grande depressione che era di Woody Guthrie e Pete Seeger, già presentata nell’ottava edizione, mentre dal Tennessee Darrel Scott, settima edizione, segna il debutto della chitarra elettrica sul palco dell’Acoustic Night diventando portavoce del cantautorato d’avanguardia prodotto a Nashville e di cui anche Steve Earle ha fatto parte. Alla chitarra elettrica e acustica vediamo anche Patty Larkin che, con l’utilizzo di loop (ripetizioni di accordi) registrati sul momento e un archetto da violino, sperimenta nuove sonorità facendo respirare un’aria decisamente moderna al folk d’autore americano senza però dimenticare le ballate che l’avevano fatta conoscere nella quarta edizione. Per il secondo anno consecutivo il polistrumentista Mike Marshall si presenta come eccentrico e virtuoso mandolinista, permettendosi anche un passaggio al mandocello ed esibendosi in un sonata per solo violino di Bach sfondando qualsiasi convenzione, ammesso che ce ne fosse (ancora) qualcuna. In tutto questo Gambetta, buon intrattenitore e forse il più poliedrico musicista tra i 6, ha il compito di collegare i vari musicisti cimentandosi, con grande stile e modestia, in tutti i loro generi e dopo 3 ore effettive di musica, tra una (finta) bottiglia di champagne stappata col botto e un omaggio a De Andrè, ha ancora spazio per presentare una italoamericana Romance in Durango di Bob Dylan.

 

Image

di Marco Maiocco

L’annuale ritrovo per gli specialisti degli strumenti a corda, della sei corde in particolare, che ormai da 10 anni il virtuoso chitarrista Beppe Gambetta organizza nella sua Genova, da cui spesso parte per cercare altrove fortuna e gloria, è stata una vera e propria festa degna di un decennale da ricordare: un susseguirsi di scale, arpeggi acrobatici, imperiosi colpi di plettro, armonici luminescenti, che hanno titillato non poco le orecchie del folto pubblico presente in sala. A salire sul palco sono stati chiamati alcuni dei grandi protagonisti delle edizioni precedenti che hanno costruito insieme a Gambetta uno spettacolo sfavillante, sontuoso e appassionante, all’insegna della qualità, del rispetto reciproco e della profonda dedizione alla causa. Hanno accompagnato Gambetta in questa decima avventura, dedicata come al solito al folk bianco statunitense in tutte le sue declinazioni e più in generale alla musica popolare anglo-sassone (e non solo), alcuni maestri assoluti della musica popolare: lo strabiliante chitarrista scozzese Tony McManus, forse il nuovo profeta della chitarra “celtica”, come lo stesso John Renbourn pare lo abbia definito di recente; Patty Larkin, cantautrice e chitarrista dalla classe cristallina proveniente dalla sofisticata Boston; il washingtoniano Bruce Molsky, eccezionale violinista cantante ed etno-musicologo specializzato in hillie billies music; il chitarrista cantante Darrell Scott, esperto folk-singer e anche rocker “prodotto” di quell’inesauribile fucina di talenti che è la città di Nashville; e Mike Marshall, funambolico mandolinista della Bay Area dalle origini italiane, raffinato “architetto musicale”, già grande mattatore lo scorso anno e capace di ripetersi allo stesso modo anche in questa occasione. Beppe Gambetta è un musicista consapevole della storia del proprio strumento e il suo modo di suonare e intendere la musica, per quanto influenzato dal folk americano, soprattutto nelle inflessioni bluegrass e appalachiane, tiene sempre conto di antichi percorsi e tracciati. Mappe che raccontano di corde liuti e liutai passati, a partire dall’espansione araba, dall’Africa settentrionale alla Spagna, dalla Galizia alla Bretagna e dalla Gran Bretagna, attraverso l’oceano, agli Stati Uniti. Gambetta è davvero un esponente a tutto tondo di quella che di recente è stata definita la civiltà euro-atlantica, cioè una complessa matrice di elementi scaturigine di un’articolata comunità culturale fondata sul reciproco influsso e sul fitto intreccio di rapporti sviluppatosi tra i due versanti dell’oceano atlantico a partire da determinanti diaspore e migrazioni. Una matrice che ogni volta permette al brillante menestrello genovese, l’auriga dell’Acoustic Night insieme alla moglie etno-musicologa Federica Calvino Prina, di raccogliere attorno a sé musicisti dalla diversa estrazione ed espressione dei più differenti stili e però capaci di amalgamarsi quasi alla perfezione, grazie alla comune appartenenza ad un medesimo ceppo culturale. Un fil rouge che fa sì che un chitarrista scozzese possa accompagnare le evoluzioni di un violinista americano come suonassero insieme da sempre, o che uno mandolinista di San Francisco intoni facilmente un bluegrass con un chitarrista genovese forse più abituato ai prati del Kentucky che all’ansa di Boccadasse. Date queste premesse, il 10° Acoustic Night si è svolto con la più grande naturalezza e tranquillità in una sorta di scintillante intelligente sobrietà. Ripetuto per tre serate consecutive, più un matinée domenicale, lo spettacolo è stato orchestrato in due parti: la prima dedicata alla presentazione degli ospiti, ciascuno dei quali ha dato prova di sé prima in duo con Gambetta e poi in emozionanti solo, la seconda dedicata al suonare insieme, alla messa in campo di tutte le possibili dialettiche e sinergie tra i musicisti coinvolti. Tutti hanno brillato per bravura, autenticità e per singole qualità: il genio di Marshall, il virtuosismo di McManus, il mestiere di Scott, la professoralità di Molsky, l’incanto e la singolare espressività di Patty Larkin, la sapiente regia di Beppe Gambetta. Tanti i momenti da ricordare, dall’esecuzione della dylaniana “Romance in Durango”, suonata da tutto il gruppo, alla riproposizione della celebre “'Â çímma” di De Andrè, spesso presente nel repertorio gambettiano, cantata e suonata dallo stesso Gambetta accompagnato dai divertenti coretti in genovese di Molsky e McManus; dall’ottima prova dell’intero assieme nella spettacolare “Alligator strut” di Marshall, con il suo groove e le sue diverse sezioni, all’apertura emozionata del concerto ad opera (ancora) di Gambetta con la vibrante On the road with mama fino a molti altri episodi che sarebbe laborioso elencare. Un appuntamento con la musica di qualità - quella sotterranea, quella di cui nessuno mai parla, perché l’approfondimento culturale sarebbe troppo azzardato - che si è configurato come una sorta di piccolo grande evento, nel senso etimologico del termine, che fortunatamente i genovesi non hanno mancato, affollando festosi il Teatro Stabile per tutte e tre le serate: qualcuno rifletta.

 

 

 

Direzione artistica e regia: Beppe Gambetta e Federica Calvino Prina

Quadro di scena: Sergio Bianco www.sergiobianco.it