Genova - Teatro della Corte
4 - 5 Maggio 2006

ACOUSTIC NIGHT 6
Men of Steel - Il ritorno

Don Ross, Tony McManus, Beppe Gambetta, Dan Crary

" I Men of Steel capitanati da Beppe Gambetta, ieri sera hanno chiuso il doppio appuntamento genovese con il Teatro della Corte bissando il successo della prima serata...Gli "Uomini d'acciaio" sono tornati a Genova e hanno dato vita a uno spettacolo dal ritmo serrato, fatto di brani strumentali e canzoni. Al fianco di Beppe Gambetta il solito tris d'assi: lo statunitense Dan Crary, lo scozzese Tony McManus e il canadese Don Ross, un chitarrista dalla tecnica sopraffina, un po' Dottor Jekyll e Mr Hide, impassibile nelle esibizioni corali, scatenato negli intermezzi personali. E Gambetta? Si è fatto carico di guidare lo spettacolo lungo i binari prestabiliti, sfoderando le solite, grandi, qualita' tecniche. Nel corso della serata di giovedì ha anche proposto un paio di pezzi contenuti nel suo nuovissimo album.....Gloria per i "Men of Steel" ma anche per Filippo Gambetta, figlio d'arte, virtuoso dell'organetto diatonico, intervenuto sul palco del Teatro della Corte..." (F. Casuscelli, Il Corriere Mercantile).

"...Il concerto dei Men of Steel? Un trionfo, dicevamo, con i quattro virtuosi a spaziare, ora soli ora in duo ora tutti insieme, dal country alla tradizione celtica (divino, come sempre, Tony McManus), da movenze funky (strepitoso Don Ross in Never got to Pernambuco) ad arie classicheggianti..." (P. Battifora, Il Secolo XIX)

Durante le due serate è stato presentato in prima mondiale il nuovo CD di Beppe Gambetta SLADE STOMP (distribuzione per l'Italia e l'Europa IRD www.ird.it).

"Un viaggio lungo le strade della musica popolare. Un erratico vagabondaggio tra l’America più profonda e le solarità mediterranee. La chitarra come immancabile bordone, il “pellegrino” Beppe Gambetta alla volta di un’ ideale Santiago de Compostela questa volta è partito da solo: nessun ospite, a differenza dei lavori precedenti, compare infatti in “Slade Stomp”, il nuovo, bellissimo disco in uscita in questi giorni che annovera pezzi originali e brani della tradizione country e bluegrass riarrangiati. Marcia solitaria solo in apparenza, trovandosi, in realtà, al suo fianco maestri venerati, compagni d’avventura, cari amici scomparsi prematuramente: a loro – dai mitici Doc Watson e Woody Guthrie al veterano Norman Blake, chiamato da Dylan per “Nashville Skyline”, dai più giovani Charles Sawtelle e Clarence White, vittime entrambi di un tragico destino, al “Paganini della chitarra” Pasquale Taraffo – vanno le dodici dediche, una per ogni brano, del chitarrista genovese, tra i massimi esponenti dello stile flatpicking. A colpire in “Slade Stomp”, ancora prima della scioltezza esecutiva e del virtuosismo, sono anzitutto la pienezza timbrica, il calore e la pulizia sonora, a dimostrazione di come Gambetta sappia far cantare la propria chitarra, traendo da essa un’ampia gamma di colori e sfumature. “Mandolinizzata” dall’effetto tremolo nella delicata e struggente Ave Maria sarda, momento fra i più intensi dell’album, la chitarra si scatena negli incredibili fraseggi di Dixie Breakdown (roba da far venire giù i teatri), nella ritmata Hard Travelin’ (sarebbe piaciuta ai Little Feat), nelle cascate di note della Suite di polke e quadriglie. Notevoli anche la title-track, giocata su tempi rilassati, il bolero iniziale, I’m worried now, con un finale che ricorda Stealing di Leo Kottke, e Hills of Tara, incursione tra le brume celtiche. Dal vivo gli ultimi due brani, con due partner d’eccezione quali il mandolinista americano David Grisman e l’ex Byrds Gene Parsone, intento a cantare insieme a Beppe Why you’ve been gone so long: l’America che hai sempre sognato". (Paolo Battifora, Il Secolo XIX, 3 maggio 2006)

Don Ross, Tony McManus, Filippo Gambetta, Beppe Gambetta, Dan Crary

Photo: Stefano Goldberg